RIARMO: LE FOLLIE DELL’EUROPARLAMENTO – POPIELUSZKO SEMPRE ATTUALE - di GIUSEPPE RUSCONI – www.rossoporpora.org – 4 aprile 2025
Una risoluzione impregnata di bellicismo che considera l’Europa in guerra con la Russia votata dalla maggioranza del Parlamento europeo (e da una minoranza di eurodeputati italiani) - Un libro prezioso (autori Wloszimierz Redzioch e Grzegorz Gorny, foto di Janusz Rosikon) sul sacerdote polacco Jerzy Popieluszko, assassinato a 37 anni nel 1984 da funzionari del regime comunista.
PICCOLA NOTA SUL DELIRIO BELLICISTA DELLA MAGGIORANZA DELL’EUROPARLAMENTO
Il 2 aprile 2025 l’Europarlamento ha approvato con 399 sì, 198 no e 71 astenuti una risoluzione “sull’attuazione della politica di sicurezza e di difesa comune – relazione annuale 2024”. E’ un testo mostruoso per dimensioni (68 ‘visto’, 31 ‘considerando’, il tutto confluente in 197 punti) e per contenuti bellicisti. Tra i ‘visto’ - oltre alle relazioni di Enrico Letta e Mario Draghi sul rafforzamento della sicurezza – anche “il piano per la vittoria dell’Ucraina presentato dal Presidente dell’Ucraina Volodymyr Zelenskyi al Consiglio europeo il 17 ottobre 2024, la proposta ReArm Europe del 4 marzo 2025, il Libro bianco congiunto sulla prontezza europea alla difesa per il 2030, presentato il 19 marzo 2025”. Tra i ‘considerando’ leggiamo (le maiuscole e il neretto sono nostri): “Considerando che la guerra di aggressione in corso della Russia contro l’Ucraina, i continui sforzi bellici e la cooperazione in materia di armamenti con altre potenze autoritarie, che superano di gran lunga le scorte e le capacità produttive europee, E LA SCELTA DEL REGIME RUSSO di minare l’ordine internazionale basato su regole e l’architettura di sicurezza dell’Europa E DI DICHIARARE GUERRA AI PAESI EUROPEI o di cercare di destabilizzarli al fine di realizzare la sua visione imperialista del mondo, RAPPRESENTANO LA MINACCIA PIU’ GRAVE E SENZA PRECEDENTI PER LA PACE NEL MONDO…
Tra i 197 punti citiamo il punto 14: (il Parlamento europeo) accoglie con favore il piano ReArm Europe in cinque punti proposto il 4 marzo 2025 dalla presidente della Commissione (la nota Crudelia Demon in Von der Leyen) e in parte il punto 25: (il Parlamento europeo) ritiene che senza il deciso sostegno militare dell’UE l’Ucraina non sarà in grado di conseguire la vittoria contro la Russia; ribadisce con decisione il suo invito agli Stati membri dell’UE affinché (…) forniscano all’Ucraina armi, aerei da combattimento, droni, sistemi di difesa aerea, sistemi d’armi e munizioni, compresi missili da crociera aviolanciati e sistema terra-terra e aumentino sensibilmente le relative quantità; (…) invita gli Stati membri a revocare tutte le restrizioni che impediscono all’Ucraina di utilizzare sistemi d’arma occidentali contro obiettivi militari legittimi in territorio russo (…)
Potremmo citare diversi altri ‘visto’, ‘considerando’ e relativi punti, ma ci pare che quanto appena riprodotto basti e avanzi per definire delirante la risoluzione del Parlamento europeo (votato esattamente a vent’anni di distanza dalla morte di Giovanni Paolo II, convinto assertore dell’Europa che respira con due polmoni) , in cui si legge che la Russia ha scelto di dichiarare guerra all’Europa (ma dove, come, quando?) e che la Russia rappresenta una minaccia senza precedenti per la pace nel mondo (ah… ma allora Hitler non è mai esistito!).
Giusto che i nostri lettori sappiano chi sono gli eurodeputati italiani che hanno approvato il folle testo (un terzo del totale tricolore): per Forza Italia Chinnici, De Meo, Dorfmann, Falcone, Moratti, Princi, Salini, Tosi; per il Pd Annunziata, Bonaccini, Corrado, Decaro, Gori, Gualmini, Laureti, Lupo, Maran, Nardella, Picierno, Ricci, Ruotolo, Tinagli, Topo, Zan e Zingaretti. Non mancano nell’eletta schiera anche gli alfieri del progressismo più spinto, uniti con membri del partito popolare europeo nel diffondere fake news atte a suscitare allarme nell’opinione pubblica. Che statuisce in materia il Codice penale italiano all’art. 656, anzi – considerando che secondo il Parlamento europeo siamo in tempo di guerra - all’articolo 265? Ancora una domanda: che ne dicono coloro che si proclamano cattolici sia in Forza Italia che nel Pd di una risoluzione che fa strame dei continui appelli di papa Francesco in favore della pace, contro i mercanti di armi?
JERZY POPIELUSZKO: UN LIBRO MOLTO INTERESSANTE – UNA FIGURA ATTUALE ANCHE OGGI NELLA POLONIA DELL’AUTOCRATE LAICISTA DONALD TUSK
Il 2 aprile di vent’anni fa, in una sera di primavera, moriva Giovanni Paolo II. Eravamo alla Veglia in piazza San Pietro con migliaia di fedeli oranti e commossi… poi verso le nove tornammo a casa in metropolitana e, aperta la porta, la figlia Valeria disse: “Papà, il papa è morto. L’hanno detto adesso alla televisione”. Era stato Leonardo Sandri, allora Sostituto della Segreteria di Stato, a dare l’annuncio alla Piazza in lacrime: “Il nostro amatissimo padre, il papa Giovanni Paolo II è tornato alla casa del Padre alle 21.37. Preghiamo per lui”.
A vent’anni da quel momento triste e indimenticabile vogliamo ricordare Karol Wojtyla segnalando un libro su una figura luminosa di sacerdote per cui il papa polacco molto pregò e pianse, fino a inginocchiarsi sulla sua tomba il 14 giugno 1987 nel corso del terzo viaggio apostolico in patria: don Jerzy Popieluszko, assassinato nell’ottobre del 1984 dai servizi di sicurezza del regime comunista, famoso per le sue ‘Messe per la Patria’. Del martire trentasettenne, beatificato il 6 giugno 2010 a Varsavia (rito presieduto dal cardinale Angelo Amato), questo sito ha riferito in diverse occasioni (vedi ad esempio https://www.rossoporpora.org/rubriche/interviste-a-personalita/43-annalia-guglielmi-su-padre-popieluszko.html ). Popieluszko è un esempio mirabile di fedeltà a Cristo che è attuale anche nella Polonia odierna, in cui il governo sostanzialmente laicista presieduto dal cinico autocrate Donald Tusk sta progressivamente smantellando la democrazia, imponendo con arroganza i ‘nuovi diritti’, eliminando per via giudiziaria l’opposizione e penalizzando in vari modi quella larga parte di cattolicesimo fedele alla Dottrina sociale della Chiesa nel solco degli insegnamenti di Karol Wojtyla.
Su Popieluszko è uscita (per le edizioni Ares) in occasione del quarantesimo del rapimento e dell’assassinio la traduzione italiana di un libro di Wlodzimierz Redzioch (noto giornalista cattolico polacco che vive a Roma da decenni) e di Grzegorz Gorny (giornalista e regista polacco), corredato da una serie di foto molto significative di Janusz Rosikon (fra i fotografi più noti in Polonia). Dal titolo “Jerzy Popieluszko, martire del comunismo”, l’opera (di circa 250 pagine, ben leggibili) riporta una quindicina di interviste di Redzioch a testimoni dell’epoca, intervallate da testi storici di Gorny.
Le interviste si aprono con quella (molto ampia e approfondita) allo storico Janusz Kotański (già ambasciatore di Polonia presso la Santa Sede), comprendono conversazioni con familiari e amici di don Jerzy, anche con il cardinale Stanislaw Diziwisz e, in chiusura, con il cardinale Angelo Amato. Nel libro si ritrova una selezione di testi da discorsi, lettere e omelie di Popieluszko. Ne citiamo due. “La vera conoscenza, la vera saggezza, la vera cultura non portano le catene. La mente umana non si può legare” e “La verità si lega sempre con l’amore, ma l’amore costa, l’amore vero è sacrificio, per cui la verità deve costare. La verità che non costa nulla, è menzogna”.
Di particolare interesse l’intervista a Kotański, di cui citiamo alcune risposte che illuminano il contesto storico in cui avvenne l’assassinio di don Popieluszko.
. (politica del regime nei confronti della Chiesa) Dall’inizio alla fine, cioè dal 1944 al 1989, è stata la stessa: la Chiesa era il nemico assoluto, che bisognava distruggere. Questo è evidente in tutti i documenti del segretariato del Primate di Polonia cardinale Stefan Wyszyński, che ho analizzato. Sono documenti degli anni 1949-1981.
. (l’ordine di combattere la Chiesa venne da Mosca?) Contrariamente a quanto dicono ora i postcomunisti, essi non stavano eseguendo solo ordini del Cremlino. I comunisti polacchi, come Bierut, Gomulka o Jaruzelski, odiavano sinceramente la Chiesa.
. (significato delle Messe per la Patria) Furono una grande lezione di solidarietà tra le persone, sia la solidarietà con la S maiuscola sia quella in minuscolo. Don Jerzy ripeteva: ‘Dovere aiutare le persone che sono perseguitate, oppresse; i vostri vicini, coloro che siedono nei tribunali; coloro che sono privati del lavoro. Dovete farlo in ogni passo. Fatelo, aiutate. Questa è la nostra solidarietà polacca’. Diceva la verità.
. (l’assassinio di don Popieluszko) Ho visto foto choccanti del corpo martoriato del sacerdote scattate a Bialystok. Si poteva vedere come era stato orribilmente torturato. Mi è tuttora difficile parlarne, è stato qualcosa di mostruoso. Tuttavia non credo che la cosa più importante sia se don Jerzy fu assassinato dopo la tortura il 19 ottobre, il giorno stesso o due giorni dopo. (…) L’importante è arrivare alla verità e scoprire chi ha dato gli ordini. A mio avviso, e nel mio libro lo dimostro sulla base di prove indirette, l’ordine venne dall’alto, dalle autorità della Repubblica Popolare Polacca, e cioè da Jaruzelski e Kiszczak (NdR: capo dei servizi segreti e ministro degli interni). La questione era in mano loro, per loro questo era un bene.
. (Jaruzelski su don Popieluszko e sulla Chiesa) Sono significative le parole pronunciate nel 1987 da Jaruzelski su don Jerzy. Quando Margaret Thatcher venne in Polonia e decise di visitare la tomba di don Jerzy, Jaruzelski a questa notizia reagì: ‘Che vigliaccata! Pensavo che gli anglicani odiassero questi papisti, e questa donna apre il suo discorso con Popieluszko’. Erano trascorsi tre anni dall’assassinio. Era lo stesso uomo secondo cui la Chiesa è una gobba sulla schiena della Polonia. Una volta lo confessò a Ceausescu: ‘Abbiamo provato molte volte a sbarazzarci di questa gobba, ma non ci siamo riusciti’.
Su Giovanni Paolo II e don Popieluszko, dalla conversazione di Redzioch con i fratelli Teresa e Jozef, accompagnato dalla moglie Alfreda, che così ha risposto alla domanda sull’incontro tra il Papa e la mamma di don Jerzy del già citato 14 giugno 1987: Giovanni Paolo II disse a sua madre: ‘Madre, ci hai dato un grande figlio’. E mamma rispose: ‘Santo Padre, non sono stata io a darlo, ma Dio lo ha dato attraverso di me’.
Sempre su Giovanni Paolo II e don Popieluszko, dalla conversazione di Redzioch con il cardinale Dziwisz, a quel tempo segretario particolare del Papa a proposito del rosario inviato al sacerdote polacco: Non fui testimone di questo fatto, ma suppongo che il vescovo Dabrowski gli parlò della situazione nel Paese, e allora Giovanni Paolo II gli diede il rosario e chiese di consegnarlo a don Popieluszko. Voleva che don Jerzy sapesse che il Papa era con lui, che entrami avevano la stessa preoccupazione per l’uomo e la sua libertà, che insieme combattevano per i diritti della persona umana e i diritti dei lavoratori. A proposito del rapimento: Questa notizia lo scosse profondamente. All’inizio, quando ancora non si conoscevano i particolari dell’accaduto, il Santo Padre pregò per lui. Quando poi seppe dell’assassinio del sacerdote, rimase sconvolto e non si capacitava di come si fosse giunti a un tale crimine per eliminarlo. Paragonò la morte di don Jerzy al crudele martirio di sant’Andrea Bobola, per il quale aveva speciale devozione (NdR: gesuita missionario polacco ucciso nel 1657 da un gruppo di cosacchi ortodossi).